Uscire dagli automatismi

Riflessioni sulle abitudini che ci rendono vivi

Mi accorgo sempre più chiaramente che molte persone vivono intrappolate in abitudini e piccoli vizi che non si sono realmente scelti. Sono comportamenti che si ripetono ogni giorno, che offrono un conforto momentaneo, ma che alla lunga impoveriscono. Non giudico, anzi, comprendo: anche io ci sono passato. Ma negli ultimi tempi ho maturato una convinzione profonda — le abitudini sono fondamentali, ma solo se sono scelte e costruite con cura, se ci rispecchiano davvero, se ci appagano in profondità.

Sto imparando a distinguere tra ciò che mi dà un piacere autentico e ciò che mi offre solo una tregua. Un esempio su cui sto riflettendo molto in questo periodo riguarda il tempo che passo al bar. Se la mattina dedico un'ora e mezza a chiacchierare con amici con cui sto bene, se quell'incontro è denso, spontaneo e vitale, allora ha senso. Ma non per questo ha senso replicare l’esperienza in altri momenti, in altri luoghi, in modo seriale. L’estate scorsa l’avevo fatto: mi spostavo da un bar all’altro, cercando di prolungare quel benessere. E invece quel tempo perdeva di intensità. Diventava un’abitudine vuota, un automatismo che mi lasciava più stanco che nutrito. Un conforto, sì, ma senza vita.

Così, quest’estate, ho deciso di rompere quel meccanismo. Sto molto di più a casa, che ho trasformato nel mio laboratorio dell’ozio spirituale e del sapere. E nel tardo pomeriggio scendo al fiume, dove il benessere fisico si intreccia a quello interiore. Devo dire che ci sto riuscendo: la mia mente cerca ormai un benessere più profondo, non si accontenta di piccole pause o appigli rassicuranti.

Anche altre abitudini sono cambiate. Ad esempio, ho sempre preso molti decaffeinati per non esagerare con il caffè. Ma anche quelli, col tempo, sono diventati valvole di sfogo, piccoli gesti ripetitivi che si incastravano nei ritmi della giornata senza portare nulla di vero. Allora mi sono chiesto: quando ha senso bere un caffè? La risposta è arrivata chiara: all’alba, alle sei, quando mi godo le prime due ore del giorno, mentre la mente si apre e si orienta. In quel momento, un caffè e magari anche un decaffeinato hanno un peso specifico, sono pieni, meritati. Per il resto del giorno ho imparato a farne a meno. Non ne ho bisogno.

Anche le cuffie bluetooth erano diventate per me una sorta di coperta di Linus. Sempre indosso, quasi senza accorgermene. Ma non mi piace più l’idea di tenerle sempre addosso, non mi convince né sul piano fisico (le radiazioni) né su quello simbolico. Non voglio vivere circondato da piccoli conforti che diventano invisibili abitudini. Così ho fatto una scelta: ora le uso solo al mattino, nelle prime due ore al bar, e solo se ho con me il computer. E comunque, non più bluetooth: solo cuffie con il cavo. Nemmeno in palestra le uso più — anche se lì avrei una scusa perfetta, per proteggermi dalla musica che non mi piace. Ma non voglio nemmeno in quel contesto rifugiarmi in un’abitudine solo apparentemente funzionale.

La palestra è stata per anni una forzatura. Ogni volta dovevo convincermi, trovare la motivazione. Ora invece l’ho inserita in modo naturale nella mia mattinata: subito dopo il bar dell’alba, quando l’adrenalina rischiava di disperdersi. Faccio mezz’ora di esercizio, e la mente si ricarica. È come se il mio corpo dicesse: “Bravo, hai fatto qualcosa di buono”. Dopo posso anche tornare a chiacchierare con gli amici, ma con una consapevolezza nuova, sapendo di avere già messo a frutto la parte migliore del mattino.

Infine, sto usando molto meno il cellulare. Non lo porto con me al fiume, e dalle cinque del pomeriggio in poi praticamente è lontano da me. Ho imparato a staccarmi anche da quelle attività leggere ma sterili — scrollare i social, guardare video brevi — che sembrano innocue ma consumano attenzione e tempo. Ora, quando mi accorgo che sto iniziando a farlo, mi fermo. Ho imparato a lasciar andare.

Non si tratta di austerità o di rinuncia. Si tratta di scegliere consapevolmente come vivere il proprio tempo. Le abitudini che mi fanno bene sono quelle che mi fanno sentire vivo, attivo, presente. Non mi servono valvole di sfogo. Mi serve una vita piena. E una vita piena si costruisce un’abitudine alla volta.

L'ora della colazione - Hanna Pauli


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