estratti da un quaderno del 2009
Frammenti d’amore (Ma su di lei? Avanti, chi sa dirmi qualcosa su di lei?)
Parlare di te
è come voler aggiungere qualcosa
all’infinito.
Ho le tasche
piene di pietre.
Le ho scelte
accuratamente
una ad una.
La prima te la tiro
in un occhio,
la seconda
contro la fronte,
la terza spero
ti colpisca il naso.
Non preoccuparti.
Se perdi sangue dal naso
ti porgo il mio fazzoletto.
Se in fronte si forma un bernoccolo
lo medichiamo con un po’ di ghiaccio.
Se l’occhio ti fa male
lo bendiamo.
Perdonami
sono un po’ rozzo.
Tu mi hai tolto
il sonno di notte
e
lo spirito di giorno.
Io invece raccolgo pietre
che il dolore mi fa immaginare
come le lacrime di tutti gli innamorati
indurite dal tempo.
Ma su di lei?
Avanti, chi sa dirmi qualcosa su di lei?
Tu non esisti.
Ho controllato in agenda,
il tuo numero non c’è.
Ho scritto il tuo nome su un muro,
la parete è rimasta bianca.
Ho chiesto informazioni in giro,
nessuno sa niente di te.
Eppure
ho ammirato centinaia di opere d’arte
e tu eri in ognuna di loro.
Ho visto mille film
e ne sono sicuro:
tu eri lì, in quelle immagini.
Ho scritto milioni di parole
e in ciascuna di esse
io vedo il tuo volto.
Ho capito.
Tu non esisti,
se non dentro di me.
La tua immagine
è limpida nella mia mente
sfocata sulle mie pupille.
Perché la mente può solo immaginare,
gli occhi anche piangere.
Non ti preoccupare per me.
Io sono un filosofo.
Dispongo, una dopo l’altra, le parole
fino a creare affreschi
carichi di senso.
Io sono un filosofo.
Guardo attraverso le immagini
riportando in superficie quei significati
che non siamo abituati a vedere.
Io sono un filosofo.
Interrogo, una per una, le azioni della mia vita
cercandone la provenienza e la destinazione,
l’unità e l’equilibrio.
In tutto ciò
è riposta la mia forza
la mia sicurezza
la mia stabilità.
Sento di poter sopravvivere
alla miseria
a chi mi volta le spalle
ai miei impulsi.
Non ti preoccupare per me.
Sopravviverò anche a te.
Ma in fondo
cosa mi piace di te?
Mi chiedo.
Hai mai scritto
una poesia per me
tu?
Hai mai dipinto
un albero su un muro
con il mio nome?
Hai mai chiesto
un’indicazione stradale
per venirmi incontro?
No, non l’hai mai fatto.
Sono venuto al mondo
senza chiederlo,
andrò via
senza volerlo,
nel frattempo
mi guadagno da vivere.
Mi dispiace disilluderti
ma tutti i versi che scrivo
sono per me.
C’è un muro
tra di noi.
Opaco
dal tuo punto di vista.
Cristallino
dal mio.
Tu mi guardi
attraverso delle fessure.
Io come da un vetro.
Tu te ne stai tranquilla.
Io sono in guerra
contro il muro.
Le mie gentili parole
sono in realtà picconate.
I miei sguardi
pugni insanguinati.
Questa poesia
un colpo di cannone.
C’è un muro
tra di noi.
Nel 1989
è caduto quello di Berlino,
io avevo quattordici anni
tu qualcuno in meno.
Stai attenta,
ho messo su un esercito
ho convocato la diplomazia internazionale
ho scomodato i vertici della religione.
Tutti insieme per far cadere
anche quel muro
tra di noi
che a dir il vero
è solo
davanti a te.
Ho messo dei cecchini sui palazzi
Ho assoldato investigatori privati
Ho pagato i barboni per le strade
Stai attenta
Non abbassare mai la guardia
Le televisioni sono sotto il mio controllo
gli stupidi varietà e i frivoli telegiornali
lavorano dietro le quinte per me.
Quei cretini presentatori radiofonici
che fingono sempre di essere ironici e allegri
smistano seriamente carte sottobanco per me.
I politici che vogliono stare vicini alla gente
ma che non capiscono che la gente non vuol
star vicino a loro
sono tetre figure che operano per me.
Stai attenta
Non abbassare mai la guardia.
L’immigrato che ti vuole vendere l’ombrello
nonostante ci sia ancora il sole
non lo sottovalutare
è pagato da me.
Quello che ti vuole porgere una rosa
benché tu cammini da sola
anche lui, cara mia,
è pagato da me.
La persona che ti guarda di sbieco
mentre tu sei con la testa china
prova ad indovinare
è pagata da me.
Stai attenta
Non abbassare mai la guardia
Se oggi sei triste
ma ti sfugge un sorriso
l’ho voluto io.
Se oggi è la solita routine
ma ti senti serena
(eh eh)
è opera mia.
Stai attenta
Non abbassare mai la guardia
Ho messo sotto sequestro il mondo intero
Il sole, il cielo, i bar, i vigili urbani
Tutti lavorano per me
Non prendere mai un taxi
ti porterà da me.
Ho messo sotto sequestro il mondo intero
Lo libererò
Quando tu libererai me.
Le dita
che scrivono questa poesia
i neuroni
che costruiscono pensieri
le gambe
che tremano agitate
Loro ti amano, non io.
Io che c’entro?
Faccio colazione
vado in ufficio
sbrigo pratiche
leggo i miei libri
mangio
bevo
esco la sera.
Non c’entro niente io.
Gli occhi
che ti vedono dappertutto
la bocca
che immagina di baciarti
le braccia
che sentono il tuo corpo
Loro ti amano, non io.
Io che c’entro?
Io controllo
decido
stabilisco
programmo
razionalizzo.
Se dita, neuroni, gambe, occhi, bocca, braccia
vogliono perdere tempo con te
facciano pure
tanto io non sono un empirista
la mia libertà è nello spirito.
Che poi guardando il mio spirito
mi accorgo somigli a te
non mi preoccupa
è solo una coincidenza.
Finalmente la febbre.
Finalmente a casa
con i miei libri
trasandato
per tutto il giorno sovrappensiero.
Con la febbre
nessuno pretende niente da me.
Non pretendono niente
il traffico della città
le scadenze
io.
Vedo un film
scrivo mail agli amici
lavoro ad un saggio.
Con la febbre
mi sento sereno.
Sono stato credibile?
Ho mentito,
non è vero niente.
Io adoro
il traffico
il caos della città
avere mille impegni.
Con la febbre
devo fingere di essere preoccupato
dalla temperatura che sale,
non posso nascondermi
dietro i problemi della quotidianità.
Con la febbre
sono costretto sotto le coperte
a pensare a te.
Un giorno tornerò a riflettere
senza vedere il tuo volto nei miei pensieri.
Tornerò a guardare altre donne
senza cercare il tuo sguardo.
Staccherò dal mio corpo la tua immagine.
Quel giorno verrai da me
e mi chiederai d’amarti.
Ma sarà troppo tardi.
Sarò già tornato
ad amare solo me stesso.
Io voglio bene solo a me stesso.
Se vuoi che ti voglia bene
devi far parte di me.
Mi lascerò esplodere in aperta campagna.
Raccogliete i pezzi,
metteteli in un sacco,
sotterrate il tutto
e scrivete:
Qui giace Rocco Silano.
Colui
che non ha mai capito
se amava la vita
o amava l’amore.


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